In memoria di Pietro Mirabelli

Questa non è la mia storia. E anche la mia storia, ma è la storia di tutti quelli che fanno la vita che faccio io...

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DINAMICA DELL'INFORTUNIO E SVILUPPO DELLE INDAGINI: 5 ANNI DI SILENZIO POSSONO BASTARE

Pietro Mirabelli per quasi 10 anni RSU e RLS attivo sui lavori dell’Alta Velocità Bologna-Firenze è morto il 22 settembre 2010 a Sigirino ove lavorava come minatore nella galleria Alptransit, alle dipendenze del Consorzio Condotte Cossi. Aveva 54 anni, sposato con 3 figli.

La dinamica dell’infortunio è così brevemente ricostruibile: 2 operai un 38enne del Canton Obwaldo e un 31enne residente in Italia si trovavano nella cabina di un macchinario intenti a perforare la roccia della galleria. Durante la perforazione il braccio  del macchinario si è ritirato facendo cadere da un'altezza di circa 7-8 metri un blocco di roccia (Costatazione della Polizia Cantonale).

La roccia ha investito Pietro che stava svolgendo un’operazione collaterale con una vanga in quanto si era accumulata molta acqua durante le operazioni di scavo. Sul posto si sono recati la Croce Verde di Lugano e i pompieri di Lugano con undici uomini e sei veicoli, nonchè i pompieri di Rivera con otto uomini e due veicoli. Pietro Mirabelli è stato trasportato all'ospedale e le sue condizioni erano apparse purtroppo sin da subito gravissime, tanto che i medici  avevano parlato di un un operaio in fin di vita. Purtroppo non ce l'ha fatta ed è deceduto in nottata all'ospedale.

I primi risultati delle indagini del Procuratore Pubblico di Lugano trasmesse a Medicina Democratica dall’avvocato Sergio Sciuchetti di Lugano, indicato ai familiari dal Sindacato Svizzero, erano incredibilmente assolutorie per l’azienda (trattasi di un Consorzio di aziende prevalentemente italiane) e rigettavano tutte le responsabilità su Pietro ( “si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato”).

Medicina Democratica di Firenze avvalendosi di tecnici che si sono offerti gratuitamente ha presentato una controperizia inviata all’Avvocato Sciuchetti. Quest’ultimo ha fatto proprie le osservazioni e le ha inviate al Procuratore, che però avendo ormai in testa una verità precostituita, ha proseguito per la sua strada ed ha emesso all’inizio di Luglio 2011 un incredibile “Decreto di Abbandono”, che significa nel linguaggio giurisprudenziale italiano:”Archiviazione”.

L’avvocato e la famiglia, con l’aiuto dei tecnici di Medicina Democratica e con una nuova audizione fatta il 22.07. di alcuni dei testi, mai ascoltati prima dal Magistrato, hanno proceduto a inviare un Reclamo.

Seguono le Osservazioni invate dall'avvocato del Consorzio Condotte Cossi e del Procuratore pubblico, responsabile dell'Archiviazione in primo grado a cui  l'avvocato della famiglia Mirabelli risponde con un'ulteriore lettera.

 Il 30.11.2011 il Tribunale del riesame di Lugano ha accolto il ricorso dell'avvocato Sciuchetti a nome della famiglia di Pietro e ha disposto la riapertura  dell'inchiesta (Sentenza CRP 30.11.2011).

La riapertura del processo si deve in primo luogo alla costanza con cui la famiglia di Pietro si è impegnata nella ricerca di verità e giustizia (pur in presenza di forti pressioni in senso contrario). In secondo luogo, decisivo è stato il sostegno delle compentenze dell'avvocato e dei tecnici italiani e svizzeri che, fin da subito, hanno ravvisato nella dinamica organizzativa del lavoro il principale responsabile dell'atroce morte di Pietro. Un contributo fondamentale hanno giocato le testimonianze dei colleghi di Pietro, che in un primo tempo non erano state rese. Infine l'attenzione che amici e parenti hanno mantenuto su questo caso ha contribuito anch'essa a raggiungere un primo importante risultato. Ci piace pensare che questo risveglio delle coscienze sia partito con la raccolta di firme, culminata nel messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, direttamente rivolto alla memoria di Pietro e al suo lavoro.

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